Se i Cristiani, da sempre, si rivolgono in una delle più belle preghiere, il "Padre Nostro, a Dio, dicendo "dacci oggi il nostro pane quotidiano", l'altra metà della popolazione della terra ha una preghiera simile, anche se è... l'ingrediente basilare a cambiare:"dacci il riso di oggi, che serva per il corpo, e allo spirito penserà il cielo". Dobbiamo quindi dire che l'umanità si può idealmente dividere in due tipi di civiltà: la civiltà del grano e quella del riso. Per metà del genere umano, il riso, di cui si hanno le prime notizie attorno al IV secolo a. C. è la base dell'esistenza. Indocina, India, Giappone e Cina fondano il loro impero sul riso e sulla sua produzione: con il miglio, il frumento, l'orzo e le fave, il riso è una della "Cinque Piante Sacre". E' l'imperatore Chin-noong in persona, nel 2800 a.C. che semina il riso in primavera, tracciando quattro solchi con un aratro riccamente istoriato e tirato da un bove bianco e gettando poi nei quattro solchi la semente: dopo di lui, e con rigorosa gerarchia, i Principi di sangue, poi ancora i Mandarini, e infine, sempre procedendo per gradi, i semplici agricoltori continuano la semina, con un gesto che si allarga a raggiera per le risaie di tutto un vastissimo impero.

La Mesopotamia è il primo paese più a ovest a coltivare il riso, merito dei mercanti che osano valicare le catene tibetane portando insieme all'ambra e alle spezie anche i preziosi chicchi. Poi è la volta di Alessandro Magno,che compie il viaggio in senso inverso e torna con nuove esperienze: ma i Greci, e poi i Romani, considerano il riso un medicinale, se non addirittura una pianta voluttuaria! Il merito di introdurre il riso sempre più a occidente è degli Arabi: dall'Egitto, verso il 500-600 dopo Cristo il riso raggiunge il nord Africa, e con la conquista araba , la Spagna. Quanto al primo "sbarco in Sicilia" del riso, la data si può precisare: il governatore arabo della Sicilia, Al-Mulei, fissa le norme dell'importazione del riso in Sicilia in cambio di altre merci isolane da esportare: la data è l'anno 253 di Egira (ossia il nostro 875 d.C.).

Dove arriva la dominazione spagnola, (e ormai gli Spagnoli, anche se liberi dagli Arabi, ne hanno assimilato le abitudini alimentari e i metodi di coltivazione) arriva la coltivazione del riso: gli Aragonesi la portano nel XIV e XV secolo nel reame di Napoli: e di là in Lombardia e in Piemonte arrivarono le sementi, e si iniziò la coltivazione. Eppure il riso, in queste due regioni italiane non era affatto una novità: solo che lo si importava e con parsimonia dato il suo prezzo abbastanza sostenuto! Filippo I di Savoia, ad esempio, lo consuma a tavola, ma come leccornia, e solo nei pranzi di gala! (Lo testimonia il Chiaudiano, che esaminò le spese annonarie della corte sabauda dal 1269 al 1282!). La curiosità era che il riso arrivava dalle speziere elvetiche, e precisamente da Losanna, insieme al pepe, alla cannella e "ad altri esotismi". Vercelli, Novara e la Lomellina divengono però (anche grazie a un certo "Magistrato delle Acque" che si chiamava Leonardo da Vinci) luoghi di produzione, facilitati dai sistemi di canalizzazione che consentivano la sistemazione delle risaie. Dalle coltivazioni del Sud il riso passa al Nord più ricco di acque: e la risicoltura si sviluppa. Nei primi tempi il riso entra solo come ingrediente nella panificazione: il pane di mistura, fatto precedentemente con miglio, o con segale, spelta, orzo almeno per un buon 50%, trova ora nel riso il completamento migliore. Ma poi si sa, le notizie corrono!

L'eccellentissimo signor Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza manda dodici sacchi di riso dei suoi poderi al collega duca di Ferrara, in regalo. Ma allora, questi Signori il riso lo mangiano, non lo fanno certo mettere nel loro raffinatissimo pane! Iniziano a trapelare le ricette dei cuochi di Corte, il riso viene avvicinato come cibo con interesse, forse anche "perché di moda". Fin quando nel 1564 l'agronomo   Agostino Gallo, in una sua fondamentale opera sull'agricoltura (il "Le venti giornate dell'agricoltura e de' piaceri della villa" Brescia 1564) non fa un panegirico del riso come alimento salutare e di grandi   proprietà alimentari! Ormai il riso è padrone del Nord: non vale il tentativo protezionistico del Viceré spagnolo di Milanoz che nel 1575 proibisce le risaie facendo balenare lo spauracchio della malaria e della peste! Per prudenza le risaie vengono spostate un po' fuori città, non proprio ai confini, ma è anche un discorso di urbanistica di città che si espande, e non solo di timori per la salute pubblica! Il riso ormai è stato adottato... ed una volta assaggiato non viene abbandonato più: Milano, Mantova, Vercelli, Novara, Pavia, si contendono il primato delle migliori ricette. Ferrara non è da meno, Parma "esplode" con la sua famosa "bomba di riso"... quanto alla Serenissima Repubblica di Venezia, dopo un primo divieto protezionistico a coltivare riso, nel timore che fosse concorrenziale ad altri cereali, si passa a una delibera che non solo permette di coltivare il prezioso cereale, ma che caldeggia la sua coltivazione proprio in quelle valli acquitrinose che sono un po' la spina nel cuore della Repubblica! Non ci voleva altro per interessare tutti coloro che esercitavano il commercio per mare! Se la flotta veneziana imbarcava riso da esportare, la cosa doveva essere certo redditizia! E fu cosi che un vascello olandese, in rotta dal Madagascar verso la Francia, fece scalo a Charleston, negli attuali Stati Uniti: e che il capitano, non certo mosso da spirito di generosità, ma, su incarico del suo governo, ebbe la bella idea di regalare a Thomas Smith, governatore della città, un piccolo sacco di riso da semina, "giusto perché lo provasse nel suo giardino". L'anno era il 1694: la Carolina del Sud diveniva così il primo paese del Nuovo Mondo ad adottare la risicoltura (e con sementi olandesi, badiamo bene!). Il riso era ormai in tutto il mondo. E da tutto il mondo ci vengono squisite ricette a base di riso, elaborate attraverso le abítudini gastronomiche dei vari popoli, ma anche attraverso la loro filosofia. Per cui non ci resta che adottare anche noi, il modo alla cinese per dire "Come stai?" che tradotto nella nostra lingua suona così: "Hai mangiato di gusto il tuo riso?". Con l'augurio che il vostro riso l'abbiate veramente mangiato di gusto grazie anche alle nostre ricette!

Franca Feslikenian

Un grande protagonista

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